Entrambi
i nomi sono presenti nella storiografia, ma sono esatti?
Insindacabilmente uno dei due termini deve essere inesatto ed è facile
capire che le consonanti intermedie possano facilmente venire interposte
nella parlata veloce, senza per questo dare la sensazione di avere
commesso un errore. Entrambi i nomi possiedono una pronuncia scorrevole
ed è impossibile che i nostri avi non sbagliassero mai. Perchè diamo
sempre per scontato che nei testi antichi non vi possano essere errori
di scrittura, di interpretazione, di captazione auditiva? Le due parole
sono talmente simili che pensare ad un caso sia improbabile, è possibile
quindi che uno dei due vocaboli sia un refuso nella parlata, traslato
poi nella scrittura. Di certo c’è che durante i secoli precedenti,
appaiono entrambe le denominazioni; sono simili ma molto differenti ed è
quantomeno strano che ad una città fossero attribuiti due nomi diversi
così simili l'uno all'altro a meno che uno dei due non fosse un errore
di pronuncia che poi ha avuto il sopravvento su quello originale.
Risalendo alle origini, la storia ci narra che la città di Cagliari fu
costruita da.....pensate un po’, dai fenici. Quel popolo a cui si
attribuiscono tante cose, quando non si sa che pesci prendere oppure
quando si desidera stendere un velo di mistificazione su fatti la cui
divulgazione risulti sconveniente: allora scaturiscono loro, i fenici
che avrebbero dato anche il nome alla città, ovvero Karal o Karel e
sucessivamente Karalis. Ma allora Calaris da dove proviene? ( Tutte le
parole romane con la lettera "K" a cui seguiva la "A" vennero sostituite
gradatamente dai letterati in epoca imperiale con la "C") Calaris ha un
significato infatti in greco antico Kale significa “golfo” (ancora oggi
noi chiamiamo “cala” un’insenatura). Karalis invece non ha
significati e inoltre proviene da un popolo e
da una lingua, il fenicio, inesistenti di cui ho già accennato in un
precedente post. La città di Cagliari, in embrione, esiste fin dal
neolitico ma diventò agglomerato di una certa importanza dalle conquiste
puniche e in seguito romane nel 3° secolo A.C. I romani in quanto
conquistatori delle coste, fornirono la denominazione di Kalaris. Essi,
come spesso accadeva, attingevano vocaboli dalla civiltà greca che
ammiravano e prendevano d’esempio, non a caso la lingua parlata
nell'antica Roma dei letterati e delle persone altolocate era il greco e
non il latino. In tempi più recenti, la città venne chiamata "caller"
dai catalani e non "Carrel". È assodato che le persone assumono per
verità assoluta tutto ciò che apprendono dagli studiosi di ogni settore,
specie se si tratta di argomenti ostici e particolarmente
ingarbugliati come la storia ma, perbacco, i termini esistono entrambi e
li ritroviamo alternativamente anche in epoche lontane fra loro. Spesso
basta un po' di curiosità, di ragionamento e senso critico munito di
logica, affrancato da qualche ricerca. Allora da dove salta fuori
Karalis? Non si può nascondere che i due termini siano entrambi
orecchiabili per cui possono essere interscambiati nella parlata
normale. La babele di lingue che, probabilmente circolavano nell’area
mediterranea, parlate da popolazioni non molto acculturate, possono
avere portato ad errori di pronuncia o di comprensione, come anche oggi
accade. Penso che sia proprio ciò che avenne: Karalis è un errore di
comprensione o interpretazione, trasferito poi nella lingua scritta, che
si è diffuso quasi surclassando il nome originale. Anche la logica ci
dice che il moderno termine di “Cagliari” (arrivato a noi con la "C" e
non con la "K") proviene da Calaris, infatti se la lettera “r” ed “l”
fossero state interposte, il nome odierno della città sarebbe stato
“Caragli” e la logica non è un’opinione.
Notizie, avvenimenti, curiosità archeologiche, scientifiche e non, che riguardano la Sardegna ma anche tutto il mondo.
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martedì 7 giugno 2016
L'ANTICA DENOMINAZIONE DELLA CAPITALE DELLA SARDEGNA: CARALIS O CALARIS
Sandro Atzeni, cagliaritano D.O.C. si è diplomato in chimica industriale, ha sucessivamente terminato gli studi con la specializzazione nel trattamento e potabilizzazione delle acque acquisendo in seguito il titolo di "capo impianto". Ritenendo il lavoro nel settore chimico professionalmente valido ma poco appagante sotto il profilo della libertà creativa, ha deciso di seguire l'innata passione per la fotografia e le arti visive. Dopo avere stretto accordi di collaborazione tecnica con aziende produttrici in campo internazionale, la fotografia professionale è divenuta lavoro a tempo pieno.
Sandro ha percorso per lavoro tutta la Sardegna e per hobby ne ha catturato, fotografandoli, gli angoli più reconditi e suggestivi.
Convinto che la Sardegna debba ambire, prevalentamente, ad uno sviluppo turistico, constatato che le sole fotografie non siano sufficienti ad esternare completamente le emozioni che l'isola riesce a suscitare, ha deciso di colmare questa lacuna tramite la forza della parole, scrivendo romanzi e racconti che avessero come unica protagonista la Sardegna e le sue peculiarità.
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