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lunedì 18 gennaio 2016

ALTRE IPOTESI SUI GIGANTI DEL SINIS







Non si può dire che i giganti di Monti Prama non sollecitino  la capacità di ragionare per tentare di giungere alla scoperta della verità. L’umanità conosce molto poco del proprio passato tuttavia un’eredità ci è stata lasciata, essa comprende quelle fondamentali nozioni: scrittura, calcolo, tecniche agricole etc., che hanno permesso alla nostra civiltà di fiorire.
Nel mondo archeologico vi è stato spesso un ripensamento sulle teorie espresse relative alla realizzazione  delle opere del passato, arrivando a scoprire, con tecniche più moderne, una rivisitazione sulla loro cronologia, spesso si è scoperto che manufatti famosi appartengano ad epoche ben più lontane di quanto si supponesse. Prendendo in esame i nostri giganti, si possono rilevare visivamente forti imperfezioni che caratterizzano alcune statue rispetto alle altre e, da chimico, ritengo improbabile che la corrosione degli agenti chimici nel suolo abbia agito in modo talmente difforme su manufatti ritrovati nello stesso territorio.
In presenza dei capolavori dei nostri avi, si riscontra in alcune di queste statue, l’assenza della stessa maniacale perfezione che invece ne caratterizza altre dello stesso sito. Poichè tutti attingiamo le notizie dalla stampa e dalla scienza ufficiale, le assumiamo come verità perdendo il senso critico, però il pensiero che le statue di Monti Prama non siano state scolpite tutte nella stessa epoca e dalle stesse mani si manifesta con prepotenza, avvalorato dal fatto che la definizione dei particolari spesso appaia molto differente. Alcune teste, possiedono un volume di materiale ben maggiore di quello presente nelle teste rifinite, probabilmente l’opera non fu portata a termine, mentre alcune di quelle in fase terminale si presentano fortemente butterate e imprecise come se l’autore non possedesse la strumentazione e la tecnica che servì a produrre le più perfette.
 Tenendo presente che il materiale di cui sono costituite è  arenaria,  sarebbe anche  interessante sapere se la composizione del minerale sia la medesima per tutte le statue poichè è risaputo che ne esistano diverse tipologie.
La scienza ha assodato che sul pianeta Terra si verifichino, con ritmo regolare, sconvolgimenti epocali che causino estinzioni di massa, quindi possiamo immaginare che anche nel nostro futuro potrà essere presente un evento catastrofico per cause attualmente non ipotizzabili (disastro ambientale, guerra nucleare, esposizione a raggi gamma provenienti dallo spazio etc.), in questo caso l’umanità ritornerebbe ad una civiltà assimilabile a quella del neolitico. Possiamo immaginare che, quando questi eventi si verificheranno, una statua dei nostri tempi di fattura perfetta (prendiamo ad esempio la statua del "David" di Michelangelo) rinvenuta per caso da un abitante cavernicolo del futuro, possa venire assimilata all’effige di un dio? Senza dubbio si, perchè le culture primitive sono intrise di una forte spiritualità necessaria a spiegare le cose della vita, il tutto infarcito da labili ricordi ed antiche leggende, spesso tramandate a voce. La zona di rinvenimento di questa statua diverrebbe luogo di culto, verrebbe eretto un tempio dedicato al dio rappresentato ed è anche ipotizzabile che si tenterebbe di riprodurre la statua, le copie si dimostrerebbero piuttosto spartane e poco definite ma tutto sommato abbastanza simili. Tornando al quesito originario, osservando attentamente le nostre statue, sembrerebbe errato anche l’accoppiamento fra i busti e le teste con cui i restauratori archeologi hanno ricostruito le statue, cioè a teste ben rifinite si sono accoppiati busti inadeguati, sembrerebbe quasi che lo si sia  fatto di proposito per fornire l'impressione  che tutti i manufatti appartengano alla stessa epoca. Ma chi ha stabilito che sia andata così? Se questi ritrovamenti andassero ben oltre il semplice dissotterramento  svelando qualcosa di sconvolgente? Altrimenti perchè gli accademici avrebbero commesso un errore così pacchiano? Per rendersi conto degli accoppiamenti poco logici, bisogna  andare a vedere di persona (quanto detto si riscontra facilmente anche nelle foto in alto, realizzate al museo di Cabras: alla testa della prima foto, sarebbe stato più logico accoppiare il busto della seconda e viceversa). Quanto fin qui esposto è frutto di semplici osservazioni e deduzioni logiche del tutto personali, ma andiamo avanti. La difformità degli accopiamenti salta subito agli occhi, nel busto della seconda foto è evidente una rigorosa finitura liscia, appare un pettorale squadrato e diverse "scaglie" della copertura o armatura che si coniugano meglio con la testa più rifinita. Ma perchè commettere un errore così grossolano? Non si può certo addebitare allo scarso incastro fra i due pezzi perchè è evidente che anche nel primo busto si è ricorso ad un'abbondante quantità di malta per l'assemblaggio. E allora perchè?
Ipotizziamo che negli anni '70, al momento della loro scoperta, si fosse appurato che le statue appartengano ad epoche diverse ( è assodato, in ogni caso, che tutte siano antecedenti alla cultura artistica greca che fin’ora aveva il primato temporale nella realizzazione di questo tipo di opere) e più precisamente si fosse scoperto che quelle più definite siano molto più antiche e le altre tentativi di copia sucessivi sagomati da una civiltà ripiombata, probabilmente, all’età della pietra o comunque priva delle tecniche necessarie, sarebbe scaturito un inquietante enigma per gli scienziati. Il problema per l’archeologia ufficiale non è di poco conto, infatti ammettendo quanto ipotizzato sarebbe venuto a sgretolarsi il castello di eventi  messi in piedi per ricostruire l’evoluzione umana. Ipotizzare quanto sopra, significherebbe ammettere che prima della nostra civiltà ne sia esistita un altra, magari proveniente dalle stelle ma anche no, estintasi per qualche oscuro motivo.






sabato 9 gennaio 2016

I GIGANTI DEL SINIS, L'ARCHEOLOGIA UFFICIALE E LA LOGICA



 (oggi 12 gennaio, sono costretto ad infoltire la polemica con un articolo riportato da un quotidiano italiano con una rivelazione di inaudita gravità che avalla, se ci fosse necessità, i dubbi che riporto nel post, il link si può leggere qui sotto)
 http://www.lastampa.it/2016/01/12/italia/cronache/una-ruspa-negli-scavi-archeologici-bufera-in-sardegna-delitto-contro-le-civilt-antiche-ZUDf4BJh1pICT4OmykLYAI/pagina.html


Da diverso tempo, la scienza è in fermento per gli studi e i ritrovamenti compiuti in Sardegna nella zona di Monti Prama (questa è la denominazione esatta del luogo che sta a significare "monte delle palme o della palma". Il sito è tutt'altro che un monte o una collina, si tratta semplicemente di una lieve protuberanza del terreno). Gli accademici escogitano le più cervellotiche spiegazioni per giustificare la presenza in Sardegna di queste statue che si vorrebbero attribuire ad ipotetiche civiltà orientali, scippando l'isola di un posto di primo piano nell'evoluzione della civiltà mediterranea. Dall'inizio, questi ritrovamenti hanno presentato degli aspetti piuttosto curiosi: è poco conosciuta la storia del ritrovamento dei primi giganti già 40 anni fa e finiti negli scantinati del museo di Cagliari, forse dimenticati da tutti, ma senza dubbio occultati anche alle popolazioni locali, finchè qualcuno di larghe vedute, pochi anni fa, ha deciso di riportarli alla luce. Perchè furono nascosti? Già questo quesito impone valutazioni inquietanti. Si vuole nascondere qualcosa per  paura della sua divulgazione? Che accadrebbe se queste statue potessero rivoluzionare la storia fin'ora divulgata e catechizzata a milioni di persone del bacino mediterraneo? Il vero problema è rappresentato da questi ritrovamenti che non rientrano fra le esperienze degli scienziati, hanno scoperto qualcosa che suona come anacronistico, non riescono a capire cosa rappresentino i giganti, perchè si presentino così alti e massicci e perchè abbiano delle fattezze significativamente diverse da quelle degli uomini. Si cerca di dare delle risposte a questi quesiti cavalcando le ipotesi più cervellotiche e fantasiose, molto più fantasiose di quella che io reputo molto vicino alla verità, cioè Le statue potrebbero rappresentare GLI DEI scesi dal cielo (come le credenze di innumerevoli popoli antichi sparsi per la Terra) ma gli accademici si rifiutano di considerare possibilità che esulano dal corrente pensiero ufficiale. Essi bollano coloro che azzardano simili ipotesi avvenieristiche come "fantarcheologi"; è un termine usato come dileggio con un malcelato tono dispregiativo. Secondo gli accademici, chi ha l'ardire di divulgare queste idee, lo fa per rivendicare una passata, gloriosa storia sarda creando dati storici inesistenti; trascurano però,  di dire che si potrebbe pensare la medesima cosa sulle loro teorie volte a suffragare esattamente il contrario. Gli archeologi rivendicano che si dovrebbe tenere conto del proprio curriculum scientifico prima di aprire la strada a queste teorie "alternative", ma questo è vero solo se la conoscenza si inchina, con modestia, davanti all'incognito senza cercare di piegarlo ai propri voleri per fini che potrebbero essere considerati poco dignitosamente "venali" e il mio pensiero è diretto ai fondi stanziati per le ricerche che essi non vorrebbero finissero in mani "sbagliate".
Divulgare teorie archeologiche errate, sostengono, non è meno grave che divulgare teorie mediche inefficaci e dannose. Quanto esposto è vero ma si parla di "teorie", non di certezze. Cos'è una teoria? Dal dizionario: Formulazione logicamente coerente (in termini di concetti ed enti più o meno astratti) di un insieme di definizioni, principî e leggi generali che consente di descrivere, interpretare, classificare, spiegare, a varî livelli di generalità, aspetti della realtà naturale e sociale, e delle varie forme di attività umana. Quindi si tratta di formulazioni logicamente coerenti non si tratta di certezze, ma allora come giustifichiamo altrettanti stimati scienziati che, con altrettante ragionevoli teorie, ammettono la possibilità di altra vita intelligente nel cosmo? Sono fantascienziati? Sono fantastronomi? Sono millantatori con laurea e "curriculum scientifico? O cos'altro? Scindere i vari campi scientifici, radicandosi in deduzioni relative alla propria branca è fortemente riduttivo, il tutto dovrebbe essere studiato con una visione dell'insieme. Ci troviamo, quindi, nel campo delle ipotesi improvate ma plausibili. Se è vero che nell'universo possano esistere altri esseri intelligenti (TEORIA degli astronomi e degli astrofisici visto che anche loro posseggono dati oggettivi che avallano ciò)  è altrettanto possibile che essi abbiano visitato la Terra e contribuito alla sua civilizzazione (TEORIA di coloro chiamati fantarcheologi e non esclusa da chi studia le stelle). Non si comprende per quale oscuro motivo si continui a negare questa possibilità.
Altri avvenimenti sono suscettibili di dubbi e sospetti, come interpretare le ripetute interruzioni dei lavori e il silenzio stampa imposto in più occasioni ai ricercatori impegnati nello scavo di Monti Prama? Cosa si deve dedurre dalla volontà politica che ha lasciato il sito  incustodito per lungo tempo in balia di vandali e intemperie? Una spiegazione ci sarebbe: negli ultimi mesi, a smentire le tesi fin qui esposte dalla scienza ufficiale in anni di "teorie" frutto di vasti "curriculum scientifici", scaturisce con prepotenza l'ipotesi di una città sepolta, questa volta suffragata dalla scansione del georadar. Eseguite queste verifiche, nel sito del Sinis tutto si ferma, qualche volontario continua le ricerche strumentali senza avere l'autorizzazione a scavare grazie alla  buona volontà, ma la soprintendenza latita e tace.
Una scoperta epocale, quella di una città del neolitico (l'ultima era della preistoria risalente a circa 12000 anni fa, guarda caso lo stesso periodo in cui viene collocata la nascita della civiltà sumera che ebbe spunto, come dicono i "fantarcheologi" da un popolo venuto dalle stelle) di cui si capisce l'immensa importanza: una città in un'isola da sempre considerata terra di conquista fa cadere inesorabilmente tutti gli stereotipi relativi alla Sardegna e alla civiltà sarda. L'archeologia ufficiale è stata battuta nelle sue sicurezze e il silenzio sancisce lo sconvolgimento subito. 
I nuragici del neolitico possedevano una città quando ancora nel mondo forse non ne esistevano oppure se ne potevano contare pochissime, magari non era la sola presente nell'isola. Le implicazioni di questa scoperta, se il sistema strumentale dovesse trovare riscontro sul territorio, sono enormi: crollerebbe in un attimo tutto il corollario di ipotesi confezionato negli anni, i risultati, gli studi, i libri e la costruzione addomesticata della storia e della preistoria mediterranea. Una pessima figura per gli archeologi.   Già da tutti i megaliti presenti nell'isola si capiva che qualcosa stonasse, opere di tale ingegno non potevano essere frutto di estemporanei costruttori "fai da te" ma solo di personale qualificato presente in una società organizzata dove ognuno avesse dei compiti precisi. Si deduce che l'insularità sia stata lungi  dal rappresentare un'isolamento ma, invece, l'invidiabile posizione nel mare, abbia fatto della nostra isola un crocevia dei più disparati traffici e sia stata base di partenza per la marineria isolana, permettendole di avere una parte predominante fra quelli che poi sarebbero diventati i popoli del mare.
Una società strutturata come appena detto, non poteva essere scevra da un sistema di scrittura e di calcolo, cosa dobbiamo pensare dalla penuria di documenti ritrovati?
Viene quasi da pensare che siano stati occultati o magari anche distrutti  deliberatamente da chi, con la mentalità plagiata dai colonizzatori di sempre, non avesse interesse a rivelarne l'esistenza. 
Perchè, quindi, a Monti Prama si è interrotto l' interesse e gli scavi non proseguono? Una simile scoperta dovrebbe moltiplicare gli sforzi per accedere ai segreti del sottosuolo, portare l'isola alla ribalta del mondo intero, un prestigio inimmaginabile fin'ora per la nostra isola e anche un grande ritorno economico) Perchè allora? Il mondo accademico ha paura? Gli scieziati di tutto il mondo stanno confezionando una bella panzana credibile ai più, da rifilarci nel caso che veramente una città saltasse fuori dal ventre della terra come rivelano gli strumenti? Finchè si è trattato di alcune statue, giocando sulla datazione, si è potuto ricorrere, come sempre, ai supersfruttati "fenici" che saltano fuori ogni volta che si deve spiegare qualcosa di inspiegabile o a taluni "geni" d'arte orientale, giusto per ribadire che i sardi non sono mai stati in grado di produrre nulla autonomamente, ieri come oggi. Personalmente avrei anche un altro sospetto, poichè tutti i sardi sono ormai consapevoli del destrino a cui si vuole avviare la nostra isola, fra inceneritori, discariche industriali e depositi di materiale radioattivo, senza trascurare le basi militari. Se venisse alla luce qualcosa di ecclatante su scala mondiale, questi indirizzi di sfruttamento non potrebbero più avere luogo anzi, scatterebbero meccanismi di valorizzazione che consentirebbero alla Sardegna di procedere autonomamente sottraendola alla "benevolenza" pelosa dello stato italiano. Staremo a vedere i risvolti della questione,
il tempo distribuirà i meriti anche quelli di chi, senza mezzi, ha formulato teorie con il solo aiuto della ragione, studiando e verificando in proprio senza clamore mediatico, contro i "soloni" dell'archeologia ufficiale.