È su questo postulato, in cui mi riconosco, che baso le convinzioni che poi hanno prodotto la nascita della trilogia nuragica.
Le
verità Accademiche, infatti, sono eccessivamente condizionate
dall’obbligo di una ricostruzione storica che rispetti le ipotesi
attualmente in auge
sull’evoluzione delle civiltà e su quelle tecnico-scientifiche,
sottovalutando, e spesso troncando a priori, sia le stesse peculiarità
tecnico-scientifiche oggettivamente racchiuse nei monumenti, sia la
possibilità che la storia remota abbia potuto seguire una dinamica
completamente diversa da quanto finora proposto. Le stesse verità
ufficiali, spesso, sono confezionate in rapporto ai fondi stanziati per
compiere le ricerche. Difficilmente, chi ha riportato scoperte
sconvolgenti sul piano dello sviluppo umano, l'ha fatto dopo avere
ricevuto cospicui finanziamenti, anzi queste
scoperte sono sempre state affossate dall'ufficialità foraggiata dal denaro dei governanti,
affinchè fosse salva la strada precostituita e insindacabile delle
verità accademiche.
In
Sardegna sono presenti migliaia di nuraghi con altrettante migliaia di
megaliti "minori". Domandiamoci come sia possibile che popoli dell'età
del bronzo abbiano edificato simili capolavori d'ingegneria dopo che la
scienza ha affermato per decenni l'assoluta mancanza di una lingua
scritta. Chiunque abbia una cultura media, comprende che simili
edificazioni non siano possibili senza approfonditi calcoli scritti per
cui non si comprende la caparbietà degli accademici nel difendere la
loro teoria . Il numero di questi monumenti è imponente anche
tralasciando quelli non ancora scoperti perchè seppelliti da metri di
terra.
Purtroppo,
come altre branche della scienza, anche l'archeologia è contaminata da
una spasmodica caccia ai fondi e al
prestigio (forse i veri scopi di questa scienza, più che la ricerca
della verità): quest'ultimo attribuibile agli studiosi (che possono
ambire ai riconoscimenti internazionali) e al territorio studiato. Eh
già,
perchè le presunte scoperte archeologiche, che dovrebbero svelare le
verità, hanno il potere di conferire una certa considerazione sociale e
una certa reputazione, relativa al passato ma riconducibile anche al
presente, del popolo di un certo territorio. Posto che l'archeologia NON
È una scienza esatta, si basa infatti su teorie formulate da
ritrovamenti nel sottosuolo che possono essere corrette ma anche non
corrette, è ovvio che queste teorie si prestino a manipolazione e
invece
si da per scontata la loro veridicità. Assumendo le deduzioni
archeologiche accademiche come dogmi, le si investe del potere di
elevare o sminuire le capacità e
l'ingegno delle popolazioni a seconda delle convenienze. Quanto sopra non sta a significare che tutta l'archeologia ufficiale sia farlocca ma è fuor di dubbio che dove esista una cerchia ristretta di persone che pretendono di egemonizzare la verità si possono creare situazioni che scantonano dagli obiettivi principali.
Il ragionamento, la logica e le deduzioni possono dare una mano a svelare la storia passata. Quelle che seguono sono i risultati dell'applicazione di queste tre elaborazioni mentali, lasciando al lettore la libertà decisionale sulle deduzioni scaturite
L'uomo moderno, abituato ad un'esistenza, tutto sommato poco faticosa, non ha l'esatta percezione di come si svolgesse la vita nel periodo storico dei nostri remoti antenati e viene indotto ad una valutazione che falsa la realtà.
Il ragionamento, la logica e le deduzioni possono dare una mano a svelare la storia passata. Quelle che seguono sono i risultati dell'applicazione di queste tre elaborazioni mentali, lasciando al lettore la libertà decisionale sulle deduzioni scaturite
L'uomo moderno, abituato ad un'esistenza, tutto sommato poco faticosa, non ha l'esatta percezione di come si svolgesse la vita nel periodo storico dei nostri remoti antenati e viene indotto ad una valutazione che falsa la realtà.
Immaginiamo lo svolgersi delle giornate di un villaggio nel neolitico:
Il
sostentamento si ricavava dalla caccia, dalla pesca e dall'agricoltura,
nessuna delle tre poteva conferire un minimo di sicurezza alimentare.
La fame era sempre in agguato, sconvolgimenti metereologici potevano
distruggere i raccolti, la caccia e la pesca erano sottomesse ai
capricci del tempo, ogni famiglia doveva provvedere per sè.
Inverni
rigidissimi trascorsi in gelide capanne: ghiaccio,
grandine e alluvioni distruggevano i raccolti. Selvaggina scarsa da
catturare con metodi empirici, spesso infruttuosi. Una vita
fatta di stenti, pura sopravvivenza, spesso a stomaco vuoto. Dove
avrebbero trovato, i nostri avi, il tempo e la forza per reperire
macigni pesantissimi, trasportarli per chilometri, trascinarli su
impervie salite
( molti megaliti sorgono su scoscese alture) e infine edificare i nuraghi o i monumenti agli dei, o altri destinati alla misurazione del tempo e del moto stellare?
( molti megaliti sorgono su scoscese alture) e infine edificare i nuraghi o i monumenti agli dei, o altri destinati alla misurazione del tempo e del moto stellare?
Il
cinema ci ha reso l'idea di come fosse la vita degli indiani d'america,
divisi in comunità, spesso in guerra fra loro, privi di qualsiasi
tecnologia, la cui sopravvivenza era legata esclusivamente
all'intelligenza del singolo. Gli indiani d'America ci offrono una
visione di vita perfettamente assimilabile a quella dei nostri avi, però
esiste una sostanziale differenza: essi non costruirono alcun megalito.
Come si spiega questa differenza?
Per questa anomalia potrebbe esistere una spiegazione univoca: la società sarda del periodo nuragico fu assai più complessa ed organizzata di ciò che possiamo immaginare e di ciò che fin'oggi ci ha propinato la scienza ufficiale. Una società ben distribuita su tutto il territorio isolano che potesse affidare compiti precisi alla popolazione, con uno stato sociale che sopperisse alle deficenze alimentari dei lavoratori alle dipendenze dello stato. Una società capace di erigere un numero altissimo di megaliti, di scolpire statue perfette come i giganti di monti Prama, un popolo, quello sardo, che ha diffuso la sua civiltà in tutta l'area mediterranea e oltre.
Non mi meraviglierei se un giorno si scoprisse che gli antichi sardi ebbero una spinta evolutiva dall'esterno, magari dalle stelle, come si pensa avenne per le popolazioni sumere. Forse, quando cominceranno gli scavi nei nuovi siti scoperti dal geo-radar nell'oristanese, ne sapremo di più. O forse, come è capitato per 40 anni con i giganti di Monti Prama , verrà occultato tutto.
Per questa anomalia potrebbe esistere una spiegazione univoca: la società sarda del periodo nuragico fu assai più complessa ed organizzata di ciò che possiamo immaginare e di ciò che fin'oggi ci ha propinato la scienza ufficiale. Una società ben distribuita su tutto il territorio isolano che potesse affidare compiti precisi alla popolazione, con uno stato sociale che sopperisse alle deficenze alimentari dei lavoratori alle dipendenze dello stato. Una società capace di erigere un numero altissimo di megaliti, di scolpire statue perfette come i giganti di monti Prama, un popolo, quello sardo, che ha diffuso la sua civiltà in tutta l'area mediterranea e oltre.
Non mi meraviglierei se un giorno si scoprisse che gli antichi sardi ebbero una spinta evolutiva dall'esterno, magari dalle stelle, come si pensa avenne per le popolazioni sumere. Forse, quando cominceranno gli scavi nei nuovi siti scoperti dal geo-radar nell'oristanese, ne sapremo di più. O forse, come è capitato per 40 anni con i giganti di Monti Prama , verrà occultato tutto.
L'acuta osservazione di un famoso scrittore e saggista può fornirci lo scopo di quanto detto fin'ora e della potenza conferita agli studiosi del passato.
''Per liquidare i popoli si comincia con il privarli della memoria. Si distruggono i loro libri, la loro cultura, la loro storia. Qualcun altro scrive loro altri libri, gli fornisce un'altra cultura,inventa per loro una storia. Dopo di che il popolo incomincia lentamente a dimenticare quello che è stato. E dal mondo attorno a lui, esso verra' dimenticato.''
Milan Kundera


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