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mercoledì 25 novembre 2015

PERCHÈ L'ARCHEOLOGIA UFFICIALE NON PUÒ DIRE LA VERITÀ

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È su questo postulato, in cui mi riconosco, che baso le convinzioni che poi hanno prodotto la nascita della trilogia nuragica.
Le verità Accademiche, infatti, sono eccessivamente condizionate dall’obbligo di una ricostruzione storica che rispetti le ipotesi attualmente in auge sull’evoluzione delle civiltà e su quelle tecnico-scientifiche, sottovalutando, e spesso troncando a priori, sia le stesse peculiarità tecnico-scientifiche oggettivamente racchiuse nei monumenti, sia la possibilità che la storia remota abbia potuto seguire una dinamica completamente diversa da quanto finora proposto. Le stesse verità ufficiali, spesso, sono confezionate in rapporto ai fondi stanziati per compiere le ricerche. Difficilmente, chi ha riportato scoperte sconvolgenti sul piano dello sviluppo umano, l'ha fatto dopo avere ricevuto cospicui finanziamenti, anzi queste scoperte sono sempre  state affossate dall'ufficialità foraggiata dal denaro dei governanti, affinchè fosse salva la strada precostituita e insindacabile delle verità accademiche.
In Sardegna sono presenti migliaia di nuraghi con altrettante migliaia di megaliti "minori". Domandiamoci come sia possibile che popoli dell'età del bronzo abbiano edificato simili capolavori d'ingegneria dopo che la scienza ha affermato per decenni l'assoluta mancanza di una lingua scritta. Chiunque abbia una cultura media, comprende che simili edificazioni non siano possibili senza approfonditi calcoli scritti per cui non si comprende la caparbietà degli accademici nel difendere la loro teoria . Il numero di questi monumenti è imponente anche tralasciando quelli non ancora scoperti perchè seppelliti da metri di terra. 
Purtroppo, come altre branche della scienza, anche l'archeologia è contaminata da una spasmodica caccia ai fondi e al prestigio (forse i veri scopi di questa scienza, più che la ricerca della verità): quest'ultimo attribuibile agli studiosi (che possono ambire ai riconoscimenti internazionali) e al territorio studiato. Eh già, perchè le presunte scoperte archeologiche, che dovrebbero svelare le verità,  hanno il potere di conferire una certa considerazione sociale e una certa reputazione, relativa al passato ma riconducibile anche al presente, del popolo di un certo territorio. Posto che l'archeologia NON È una scienza esatta, si basa infatti su teorie formulate da ritrovamenti nel sottosuolo che possono essere corrette ma anche non corrette, è ovvio che  queste teorie si prestino a manipolazione e invece si da per scontata la loro veridicità. Assumendo le deduzioni archeologiche accademiche come dogmi, le si  investe del potere di elevare o sminuire le capacità e l'ingegno delle popolazioni a seconda delle convenienze. Quanto sopra non sta a significare che tutta l'archeologia ufficiale sia farlocca ma è fuor di dubbio che dove esista una cerchia ristretta di persone che pretendono di egemonizzare la verità si possono creare situazioni che scantonano dagli obiettivi principali.
Il ragionamento, la logica e le deduzioni possono dare una mano a svelare la storia passata. Quelle che seguono sono i risultati dell'applicazione di queste tre elaborazioni mentali, lasciando al lettore la libertà decisionale sulle deduzioni scaturite
L'uomo moderno, abituato ad un'esistenza, tutto sommato poco faticosa, non ha l'esatta percezione di come si svolgesse la vita nel periodo storico dei nostri remoti antenati e viene indotto ad una valutazione che falsa la realtà.
Immaginiamo lo svolgersi delle giornate di un villaggio nel neolitico:
Il sostentamento si ricavava dalla caccia, dalla pesca e dall'agricoltura, nessuna delle tre poteva conferire un minimo di sicurezza alimentare. La fame era sempre in agguato, sconvolgimenti metereologici potevano distruggere i raccolti, la caccia e la pesca erano sottomesse ai capricci del tempo, ogni famiglia doveva provvedere per sè. 
Inverni rigidissimi trascorsi in gelide capanne: ghiaccio, grandine e alluvioni distruggevano i raccolti. Selvaggina scarsa da catturare con metodi empirici, spesso infruttuosi. Una vita fatta di stenti, pura sopravvivenza, spesso a stomaco vuoto. Dove avrebbero trovato, i nostri avi, il tempo e la forza per reperire macigni pesantissimi,  trasportarli per chilometri, trascinarli  su impervie salite 
( molti megaliti sorgono su scoscese alture) e infine edificare i nuraghi o i monumenti agli dei, o altri destinati alla misurazione del tempo e del moto stellare?
Il cinema ci ha reso l'idea di come fosse la vita degli indiani d'america, divisi in comunità, spesso in guerra fra loro, privi di qualsiasi tecnologia, la cui sopravvivenza era legata esclusivamente all'intelligenza del singolo. Gli indiani d'America ci offrono una visione di vita perfettamente assimilabile a quella dei nostri avi, però esiste una sostanziale differenza: essi non costruirono alcun megalito. Come si spiega questa differenza? 
Per questa anomalia potrebbe esistere una spiegazione univoca: la società sarda del periodo nuragico fu assai più complessa ed organizzata di ciò che possiamo immaginare e di ciò che fin'oggi ci ha propinato la scienza ufficiale. Una società ben distribuita su tutto il territorio isolano che potesse affidare compiti precisi alla popolazione, con uno stato sociale che  sopperisse alle deficenze alimentari dei lavoratori alle dipendenze dello stato. Una società capace di erigere un numero altissimo di megaliti, di scolpire statue perfette come i giganti di monti Prama, un popolo, quello sardo, che ha diffuso la sua civiltà in tutta l'area mediterranea e oltre. 
Non mi meraviglierei se un giorno si scoprisse che gli antichi sardi ebbero una spinta evolutiva dall'esterno, magari dalle stelle, come si pensa avenne per le popolazioni sumere. Forse, quando cominceranno gli scavi nei nuovi siti scoperti dal geo-radar nell'oristanese, ne sapremo di più. O forse, come è capitato per 40 anni con i giganti di Monti Prama , verrà occultato tutto.


L'acuta osservazione di un famoso scrittore e saggista può fornirci lo scopo di quanto detto fin'ora e della potenza conferita agli studiosi del passato.
''Per liquidare i popoli si comincia con il privarli della memoria. Si distruggono i loro libri, la loro cultura, la loro storia. Qualcun altro scrive loro altri libri, gli fornisce un'altra cultura,inventa per loro una storia. Dopo di che il popolo incomincia lentamente a dimenticare quello che è stato. E dal mondo attorno a lui, esso verra' dimenticato.''
Milan Kundera



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