Si osservino le due immagini, sul territorio è stato rilevato che l'architrave pesa 17 tonnellate ed è lungo 3,55 metri: quanti uomini trovano posto per sollevare e posizionare questa pietra? 17 uomini che sollevino una tonnellata ciascuno? Decisamente un peso eccessivo per ogni unità. 34 uomini che sollevino 1/2 tonnellata? Ancora troppo. Per trovare un numero soddisfacente sotto il profilo dello sforzo unitario, dobbiamo arrivare a 272 uomini che sopportino 62,6 chili ognuno. Chiaramente attorno a quel masso che costituisce l'architrave, tutte queste persone non ci stanno e allora, come avrebbero fatto i nostri antenati dell'età del bronzo, considerando che questo nuraghe è posizionato in cima ad uno scosceso pendio dove non troverebbero posto argani o pali di sostegno?
Come sempre accade contro le tesi che vorrebbero queste ed altre costruzioni eseguite da un popolo più erudito, forse proveniente dalle stelle, gioca il fatto che la grande maggioranza degli studiosi di formazione accademica (storici, archeologi, etnologi, astronomi ecc.) provano una ripugnanza istintiva anche solo a prendere minimamente in considerazione, sia pure come lontana ipotesi , che possano esservi stati dei contatti fra l'umanità antica ed esseri provenienti dallo spazio.
Questo rifiuto pregiudiziale, non scevro dall'imposizione della storiografia ufficiale e quindi dai fondi stanziati per compiere univoche ricerche, ha fatto sì che si sia creata tutta una letteratura para-scientifica, che si basa sulle deduzioni e sulla logica, che ha diffuso queste tesi fra un ampio pubblico. In questo campo, così come in altri (ad es., quello delle pratiche della medicina naturale) si è creato uno scollamento totale, anzi una vera e propria voragine di incomunicabilità e di disprezzo reciproco fra il sapere della cultura accademica e quello del vasto pubblico dei lettori e degli appassionati non specialisti.
In questo marasma, restano pur sempre quesiti irrisolti. Per esempio: la produzione di megaliti, in tutto il pianeta, si è fermata inspiegabilmente da alcune migliaia anni ed esistono addirittura opere incompiute come se si fosse decretata la fine di un'era di punto in bianco. La prima risposta che balza alla mente riguarda l'evoluzione della civiltà del genere umano, ma ciò non giustifica l'immediatezza nè la simultaneità di tale fine. C'è da domandarsi perchè la fine del megalitismo sia avvenuta, contemporaneamente, anche fra popolazioni che non hanno mai avuto contatti fra loro. Popolazioni di tutto il mondo hanno costruito gigantesche opere di pietra con strumenti rozzi e senza alcuna tecnologia, perchè avrebbero smesso proprio quando gli strumenti sono diventati più perfezionati e forgiati con materiali più resistenti? In Malesia, nelle Filippine, nel cuore del Borneo, nella foresta amazzonica, esistevano fino a pochissimi anni fa popolazioni riconducibili all'età della pietra che non avevano avuto contatti con il mondo esterno ma che non hanno sentito la necessità di erigere megaliti benchè la loro evoluzione si sia sviluppata di pari passo con quella dell'età del bronzo. Le genti del Perù, del Messico, del Brasile e di tutto il sud America, invece, hanno smesso di edificare megaliti molto prima dello sbarco di Colombo. La stessa cosa possiamo dire degli egiziani e delle popolazioni dell'area mesopotamica che hanno smesso durante la stessa epoca.
Perchè? Già da parecchi secoli antecedenti l'avvento del
cristianesimo, l'umanità aveva cessato di costruire colossali opere di
pietra. Impossibile che tale decisione sia dovuta ad improbabili
contatti fra aree distanti migliaia di chilometri. Poichè si suppone che
tutta l'umanità, seppure in tempi diversi, abbia attraversato epoche
che hanno caratterizzato una certa evoluzione con la scoperta del fuoco,
della ruota e dei metalli, non si può non notare che il megalitismo nel
mondo passato abbia una relazione con la volta celeste. Se
queste considerazioni valgono anche per gli indiani d' America, perchè
nell'America del nord non esistono costruzioni megalitiche? Gli indiani
Hopi possedevano una vasta conoscenza del cielo e del moto delle
stelle, come mai non hanno edificato strutture megalitiche e trasportato enormi massi per centinaia di
chilometri, squadrarti con strumenti rudimentali e poi, a forza di
braccia, costruito qualcosa di grandioso in onore degli dei?
A queste ed altre domande non esistono risposte soddisfacenti sotto il profilo della logica, spesso certe considerazioni degli accademici costituiscono un insulto all'intelligenza, ma forse la paura di dare inizio all'apertura di un "vaso di Pandora" è il vero deterrente ad una più ragionevole apertura mentale.



Complimenti .... ogni tanto qualcuno scruta le verità nascoste. Noi Sardi siamo un grande popolo o meglio, lo siamo stati..... ma oramai non più. Vorrei rammentarti che tante verità e tanti ritrovamenti vanno tenuti nascosti, soprattutto dai sardi (in minuscolo) stronzi che sfruttano sempre lo stesso popolo evitandone le dovute conoscenze.
RispondiEliminaRammenta che tutt'oggi esiste ancora qualcuno, del quale non ricordo il nome, ma non sardo, che solleva pietre gigantesche con la forza del pensiero o altra più propriamente detta interiore ma non materiale.
Ho visto i tuoi scritti, non convergo al 100% su ciò che affermi ma non ha importanza, sono consapevole di non avere tra le mani il libro della verità. È invece importante che, anche senza ammantarsi di titoli mirabolanti, ci sia chi decide di non fermarsi e cullarsi fra le affermazioni dei testi ufficiali in circolazione. Anche per questi motivi ho preso le difese della dott. Mereu di Quartu S.E. che guarirebbe la gente con metodi inusuali e questo mi ha attirato un'infinità di commenti osteggianti, ma questa è un altra storia. Grazie. Ciao
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