L’archeologia
e la storia delle civiltà antiche non possono venire considerate
scienze esatte: spesso, mancano i rilievi oggettivi che conferiscano una certa logicità alle teorie espresse. Poichè la molteplicità dei
pensieri può essere solamente un fatto positivo, se visto con l’ottica della
ricerca e comprensione di quesiti su cui le soluzioni formulate appaiono spesso
cervellotiche, proverò ad esporre un ulteriore deduzione di estrema semplicità, che si riallaccia ad un ragionamento che ha nella logica il proprio fondamento. Immagini raffiguranti cerchi concentrici spiccano,
prepotentemente, in tutti i luoghi del mondo che hanno visto il sorgere e lo
svilupparsi di comunità umane vissute in epoche molto lontane. Queste raffigurazioni si trovano in svariate parti del pianeta Terra, prescindendo dalla latitudine e dalla longitudine, spesso in territori che stanno agli antipodi fra loro e che, presumibilmente, mai hanno avuto dei contatti. Anche in Sardegna la diffusione di questa simbologia si riscontra un po' dappertutto, in siti che sembrerebbero adibiti a diverse attività senza alcuna
attinenza fra di loro. Tali immagini, più o meno stilizzate ed
elaborate, si riscontrano anche in una moltitudine di vasellame nonchè in oggettistica destinata ai più
svariati usi, tutto riscontrabile nei musei del mondo. Dato per scontato che popolazioni così lontane
mai avrebbero potuto avere contatti fra loro, si pone il problema dell'elemento comune che abbia permesso la nascita della stessa simbologia, un elemento naturale presente in ogni luogo. Tutto ciò può essere spiegato prendendo spunto dall'estrema religiosità dei nostri avi, elemento indispensabile per spiegare i misteri del creato. La notevole diffusione di questi segni potrebbe essere giustificata con un simbolismo religioso. Se prendiamo per vero questo assioma tutt'altro che campato per aria, si presenta un altro dilemma: è necessario trovare il comune
denominatore di quelle antiche popolazioni, un qualcosa che sia presente in ogni parte del mondo, che si possa riallacciare alla religione e che portasse tutte le genti di allora alle stesse conclusioni logiche. Un problema non da poco su cui si sono scritti interminabili testi che hanno dato luogo ad altrettante interminabili diatribe. L’unica cultura comune che
gli antichi abitanti agli antipodi del mondo possedessero, pur senza
incontrarsi mai, era lo studio e la conoscenza della volta celeste (questo è assodato anche dall'archeologia): il
luogo da cui, tutte le popolazioni non progredite riconoscono, ancora oggi, come luogo di provenienza degli dei. Era una credenza comune sopratutto nel mondo di allora, una verità innegabile.
Questa simbologia dei cerchi concentrici potrebbe manifestare la
rappresentazione di un simbolo religioso dedicato alle stelle. Ma in che modo, i nostri avi, accomunarono gli dei alle stelle e ai cerchi concentrici? Per comprendere questa intuizione bisogna partire da
lontano, per la precisione dalla stella polare, quella che
nell’antichità ha guidato audaci marinai verso terre lontane. Sappiamo
che gli antichi osservavano e studiavano le stelle, costituiscono una
prova gli allineamenti astrali di tanti megaliti. Si può
ipotizzare che la scoperta della stella polare (nell’emisfero australe,
l’omologa della stella polare è la “croce del sud" che indica il sud
appunto) sia avvenuta con l’attenta osservazione del cielo e con la
constatazione che essa fosse l’unica stella immobile nella volta
celeste. Questa unicità deve essere apparsa talmente singolare agli
antichi, da attribuirle un significato particolare nel creato; poi, scoprirono che tutte le altre stelle le giravano intorno e
interpretarono la cosa come un segno degli dei, un segno che mettesse in evidenza questa stella che permetteva ai popoli di orientarsi e impediva ai naviganti
di perdersi per mare. Come il sole e la luna, la stella polare assunse
un significato importante e soprannaturale dettato dalla sua unicità. La stella polare è
posizionata lungo il prolungamento dell’asse terrestre per cui appare
sempre immobile nonostante la rotazione del pianeta, mentre tutte le
altre stelle si muovono attorno ad essa (in realtà, le stelle non si
muovono ma è la rotazione della Terra che ne simula il movimento).
Chiunque, posto sulla Terra, guardasse il cielo dall’emisfero sud o
nord e seguisse il moto di qualsiasi stella, vedrebbe
realizzarsi lo scenario che appare nella foto: una moltitudine di cerchi
concentrici. Seguendo il moto di una stella qualsiasi si nota subito il suo
percorso circolare intorno alla stella polare. L’immagine (dell'osservatorio
astronomico di Lanusei) rappresenta ciò che riporta un moderno
apparecchio fotografico puntato verso il cielo notturno con una posa lunga (uno strumento messo a disposizione dall'attuale tecnologia che, ovviamente, gli antichi non possedevano e che ci facilita un compito assolvibile anche con la sola osservazione prolungata). Notare la traiettoria circolare delle stelle, è molto
semplice anche ad un attento osservatore senza particolari strumenti .
Le immagini a cerchi concentrici diffuse per il mondo potrebbero
interpretare il desiderio di vedere rappresentata la sacralità
della volta stellata,
luogo di provenienza degli Dei. Il misticismo degli esseri umani
necessita, da sempre, di simboli religiosi a cui rivolgersi, in quale
altro modo i nostri avi avrebbero potuto
rappresentare le stelle, la sacra casa degli Dei, con una figura semplice alla portata anche dei disegnatori più inesperti ? Come la croce cristiana, per esempio, la mezzaluna islamica o la stella a sei punte ebraica)
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sabato 19 settembre 2015
La simbologia degli antichi: i cerchi concentrici
Sandro Atzeni, cagliaritano D.O.C. si è diplomato in chimica industriale, ha sucessivamente terminato gli studi con la specializzazione nel trattamento e potabilizzazione delle acque acquisendo in seguito il titolo di "capo impianto". Ritenendo il lavoro nel settore chimico professionalmente valido ma poco appagante sotto il profilo della libertà creativa, ha deciso di seguire l'innata passione per la fotografia e le arti visive. Dopo avere stretto accordi di collaborazione tecnica con aziende produttrici in campo internazionale, la fotografia professionale è divenuta lavoro a tempo pieno.
Sandro ha percorso per lavoro tutta la Sardegna e per hobby ne ha catturato, fotografandoli, gli angoli più reconditi e suggestivi.
Convinto che la Sardegna debba ambire, prevalentamente, ad uno sviluppo turistico, constatato che le sole fotografie non siano sufficienti ad esternare completamente le emozioni che l'isola riesce a suscitare, ha deciso di colmare questa lacuna tramite la forza della parole, scrivendo romanzi e racconti che avessero come unica protagonista la Sardegna e le sue peculiarità.
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