Spesso e volentieri, ho menzionato nei libri il pianeta Marte non escludendo una possibile civiltà marziana precorritrice dello sviluppo umano sul nostro pianeta. Mi si fa notare che, fra la moltitudine di stelle, i pianeti abitabili che avrebbero potuto generare la vita sono innumerevoli. L'osservazione è esatta ma il mio ragionamento si fonda sulla logica e sulla fisica fin'ora conosciuta altrimenti la fantasia esasperata prenderebbe il sopravvento, senza escludere la possibilità che esseri tecnologicamente più evoluti abbiano potuto ovviare a problemi tutt'ora irrisolti per il genere umano. Se la teoria della relatività è esatta (fin'ora lo è), la velocità della luce nel vuoto è la massima raggiungibile, per cui arrivare sul nostro pianeta anche dalle stelle più prossime richiederebbe un tempo assai lungo che non giustificherebbe lo sforzo necessario a compiere l'impresa. Diverrebbe assurdamente lungo anche il viaggio di ritorno ed eventuali sucessive visite nel nostro sistema solare. Per i motivi sopra citati, pur ammettendo una remota possibilità, mi sento di escludere un'eventuale provenienza da pianeti extrasolari di visitatori alieni sulla Terra. In ogni caso, anche ipotizzando l'ingresso nel sistema solare di esseri provenienti da stelle lontane, Marte non può non essere stato esplorato ed abitato; chi l'ha fatto deve avere lasciato qualche traccia del suo passaggio, esattamente come faremo noi, involontariamente, quando l' esplorazione del "pianeta rosso"sarà avviata. In passato sulla Terra è accaduto proprio questo: in tanti riteniamo che, nonostante i dinieghi dell'archeologia accademica, esistano tracce del passaggio di esseri alieni. Ometto di proposito le notizie rilasciate dalla NASA sulle imprese delle sonde spedite sul pianeta rosso: non mi hanno mai convinto le relazioni corredate da foto perennemente sfocate su ampollose scoperte che hanno il sapore di voler cercare solo una giustificazione per le ingenti spese sostenute. Da chi studia da sempre il cielo, provengono spesso notizie inesatte e non si può pensare che si tratti di sviste, lasciando spazio alle ipotesi più varie: gli studiosi hanno sempre affermato che l'atmosfera di Marte sia molto rarefatta e si è calcolato un dato di densità dell'atmosfera marziana che indica una rarefrazione pari a quella che si avrebbe sulla Terra a 35 mila metri di altitudine, fin qui nulla di strano se non fosse che le telecamere montate sui vettori che trasportano le navicelle in orbita, a quella quota (35 Km.), mostrano un cielo completamente nero mentre quelle montate sulle varie sonde atterrate sul pianeta rosso mostrano un cielo colorato, rossastro o giallastro, ciò dimostra che l'atmosfera marziana sia ben più densa di quanto rivelato, valore indispensabile affinchè si verifichi una certa diffusione della luce solare insieme al filtraggio dei colori dello spettro che lasciano passare solo la banda alta del visibile. È stata data per certa la notizia circa la presenza di acqua in superficie, cosa che non potrebbe verificarsi a densità e quindi pressioni tanto basse come quelle fin'ora supposte. Qualcosa non torna. La ricerca di pianeti simili alla Terra da parte degli astronomi è diventata una vera mania che coinvolge anche i dilettanti muniti di modeste attrezzature, le ricerche si focalizzano su pianeti della cosidetta "zona abitabile" dei sistemi stellari vicini, ovvero quella comprendente le orbite di pianeti che potrebbero ospitare la vita. Se prendiamo in considerazione il nostro sistema solare, l'unico pianeta situato nella zona abitabile è la Terra, ovvero l'unico che possieda una temperatura e una pressione capace di mantenere l'acqua allo stato liquido perchè è risaputo che solo da quest'elemento può scaturire la vita così come noi la conosciamo. MA NON È STATO SEMPRE COSÌ. I calcoli ci dicono che il sistema solare abbia 4,5 miliardi di anni e che il nostro sole si trovi circa a metà della sua possibile vita. Sappiamo anche che le stelle diminuiscono la propria temperatura con l'avanzare dell'età, siamo al corrente che questa caratteristica va di pari passo con il colore della luce emessa: più le stelle sono giovani, più il loro spettro di emissione è spostato verso l'azzurro e più la loro temperatura è alta. La vita stellare, manifestandosi attraverso i colori della sua emissione luminosa, si sposta gradatamente dal blu al rosso passando per colori intermedi dello spettro visibile. Dobbiamo presumere, quindi, che anche il nostro sole abbia seguito questo percorso evolutivo giungendo oggi ad un'emissione di calore moderata (il colore dell'emissione luminosa è il giallo anche se per convenzione lo consideriamo bianco) che investe il nostro pianeta rendendolo adatto alla vita. In passato, il calore solare era molto più intenso e il nostro pianeta non si trovava nella zona abitabile mentre un pianeta più esterno come Marte, lo era. Ecco che, in tempi remoti, le caratteristiche del sistema solare erano radicalmente diverse (questa non è una teoria ma un'inconfutabile realtà) attribuendo a Marte la possibilità di ospitare la vita mentre la Terra non aveva questa opportunità. Se un extraterrestre sul proprio pianeta, circa un miliardo di anni fa, (la vita dell'universo è stimata in 10,5 mld di anni) avesse osservato il sistema solare con un telescopio, avrebbe potuto rilevare il calore del sole dalla sua emissione luminosa e la composizione chimica atmosferica del pianeta Terra, nonchè la sua temperatura mediante analisi spettrofotometriche, avrebbe scartato immediatamente la possibilità di ospitare la vita. Marte sarebbe stato, a quel tempo, l'unico candidato abitabile con i giusti paramentri. Perchè, quindi, il pianeta rosso non potrebbe essere stato il nostro pianeta originario? Ovviamente si tratta solo di un ipotesi improvata ma pur sempre plausibile.
Altri argomenti spingono a considerare Marte come un aspirante "pianeta originario" della razza umana, per esempio la fascia degli asteroidi che orbita fra Marte e Giove: si può ipotizzare che un devastante cataclisma cosmico, di causa sconosciuta, sia avvenuto in quella zona dello spazio ed è altrettanto giustificabile pensare che i corpi celesti nelle vicinanze ne siano rimasti coinvolti in maniera più o meno sconvolgente, Marte è fra questi.
Testi antichi in tutto il mondo parlano di un popolo di giganti presenti sull'antico suolo terrestre, essi fanno parte della mitologia mondiale ma li troviamo anche nella Bibbia ( la Genesi) e altri libri sacri del mondo. Per "gigante", non deve intendersi una creatura che contenda alle giraffe il primato dell'altezza, l'evoluzione di una specie notevolmente alta avrebbe richiesto modifiche strutturali del corpo; più verosimilmente si trattò di esseri umani o unanoidi di altezza maggiore ma compatibile con una certa stabilità baricentrica e comunque non superiore ai 2,5 metri. Sul pianeta Terra, queste altezze non possono costituire la normalità, sarebbe necessaria anche una struttura del corpo molto più massiccia e un'ossatura adatta a sopportarne il peso. La sola altezza senza gli altri requisiti, renderebbe difficoltosi i movimenti. Con la gravità di valore poco più di 1/3 di quella terrestre, solo Marte potrebbe avere sviluppato una popolazione di altezza inconsueta sulla Terra. Se la Terra subisse un cataclisma naturale: una guerra atomica o se venisse a mancare lo strato di ozono condannandoci ad una anormale irradiazione solare, dove l'umanità troverebbe riparo se non nel sottosuolo? E se poi si scoprisse il modo di viaggiare nello spazio con una certa sicurezza, non cercherebbero, gli uomini, un nuovo pianeta abitabile? Ammettendo che tutte queste ipotesi siano esatte, non potrebbero gli abitanti di Marte avere fatto la stessa cosa? È la più logica ed è proprio ciò che penso sia avvenuto in un lontano passato.


Nessun commento:
Posta un commento